Cannabis terapeutica, l’ONU approva: dopo 60 anni il riconoscimento tanto atteso. Gli amanti della cannabis possono finalmente esultare: dopo 60 anni, l’ONU si è decisa a rimuovere la marijuana dall’elenco delle droghe più pericolose, accanto all’eroina e alla cocaina. L’OMS aveva proposto tutta una serie di misure per la riforma internazionale della cannabis, e la Commissione delle Nazioni Unite sugli Stupefacenti si è riunita per votare, cambiando tra le altre cose le tabelle che, dal 1961, classificano piante e composti psicoattivi in base alla pericolosità.

La cannabis, che da tempo viene usata per alleviare il dolore cronico, il Parkinson, l’epilessia e persino i tumori, insieme a molti altri disturbi, ha molti benefici che hanno spinto sempre più consumatori ad amarla e a incrementarne l’utilizzo. Nel nostro Paese è possibile acquistarla a scopo terapeutico, dietro presentazione di regolare ricetta medica.

Tuttavia molti non riescono a ricevere la terapia di cui hanno bisogno: secondo il Sole24Ore l’Italia ha un fabbisogno di 1950 kg all’anno di cannabis terapeutica, ma non riesce a soddisfare interamente questa richiesta ed è costretta a importare il resto dall’Olanda.

La decisione dell’ONU: cosa accadrà con la cannabis

Ad oggi, nella gran parte del mondo consumare e possedere marijuana è illegale.

In altri Paesi però le proprietà terapeutiche della cannabis sono note e riconosciute, e la legislazione in merito varia molto da paese a paese.

Il primo Paese a rendere legale la sostanza è stato l’Uruguay (2013), seguito da California e Colorado negli Stati Uniti. In Europa coltivare e possedere marijuana è illegale in Francia, Italia, Germania, Regno Unito, Irlanda, Finlandia e Grecia; in Olanda c’è invece, come è noto, una legislazione molto più permissiva in merito. In Spagna la marijuana può essere conservata o coltivata solo entro le mura domestiche. 

Cosa accadrà è difficile dirlo…

La decisione è un passo molto importante verso il riconoscimento dell’importanza e dei benefici di questa sostanza, ma nell’immediato probabilmente non assisteremo ad altro che a un riaccendersi del dibattito sul possesso e sulla vendita di cannabis.

I vari Governi avranno l’onere di decidere in merito, caso per caso, all’interno dei propri confini, quale sia la strada migliore da seguire.

Passerà ancora molto tempo, insomma, prima di ottenere risultati concreti a livello di singoli governi nazionali.

Tuttavia, come si è detto, la decisione è molto positiva, e molto probabilmente fungerà anche da incentivo per la ricerca medica nel campo della cannabis.

Una vittoria della scienza

Si tratta, secondo l’Associazione Luca Coscioni, di una vittoria della scienza.

La cannabis non fa più parte delle sostanze ritenute pericolose, e questo è un progresso che va a vantaggio della scienza e della sperimentazione scientifica, che probabilmente ora avrà un progresso più veloce.

L’Unione Europea ha votato compatta e decisa a favore di questo cambiamento; i paesi che più si sono opposti invece sono stati quelli asiatici e africani.

Leonardo Fiorentini, segretario nazionale di Forum Droghe, asserisce però che la cannabis è una risorsa e una cura preziosa, per tale motivo è inutile, dannoso e controproducente fare guerra ad essa; “il vento ideologico del proibizionismo soffia ancora forte nel mondo, visto il margine risicato dei voti favorevoli” ha aggiunto. 

Lo scorso 19 novembre la Corte Europea di Giustizia ha chiarito che il CBD, il composto della cannabis utilizzato per le sue proprietà terapeutiche, non è neppure da ritenersi stupefacente.

Gli appassionati di cannabis sanno anzi da tempo che si tratta di un composto “buono”, pieno di effetti positivi sul corpo e sulla mente che vanno dal rilassamento alle proprietà analgesiche, antiepilettiche, antinfiammatorie.

Il THC è invece il composto psicoattivo della cannabis, ed è quello a non poter essere venduto o commercializzato, visti gli effetti stupefacenti. 

In Italia, dal 2007 è consentita la prescrizione della cannabis terapeutica all’interno dello stabilimento farmaceutico di Firenze, ma il quadro resta molto vago e soggetto a molte incertezze.

Ma dunque, con questa nuova svolta cosa cambia? Resta tutto come prima?

I media, appena saputa la notizia, hanno parlato di “svolta” nella strada verso la legalizzazione della cannabis.

Nei fatti, però, le cose restano le stesse: certo, la cannabis potrà essere estratta, prodotta e utilizzata in ambito medico, ma per usi non scientifici resta una sostanza da tenere sotto controllo, anche se ne viene riconosciuto l’uso terapeutico.

Cannabis e resina di cannabis vengono escluse dalla Tabella IV, quella al cui interno sono incluse le sostanze più pericolose; L’UE ha votato in modo favorevole per la loro esclusione, la sola Ungheria essendo contraria. 

Altre raccomandazioni in esame non sono state approvate; Paesi come il Giappone, la Thailandia e altri paesi asiatici si sono opposti all’inclusione di estratti e tinture di cannabis all’interno della Tabella I (ciò avrebbe permesso di non specificarne le modalità di preparazione) e questa raccomandazione è stata bloccata.

In pratica, perciò, si è trattato di una mera approvazione formale di una cosa che in pratica già era effettuata o riconosciuta, ossia l’inclusione della cannabis tra le sostanze terapeutiche. Le Nazioni Unite continuano comunque a considerarla sostanza pericolosa. Da sempre, esse tengono alta l’attenzione sui costi umani e sociali del traffico di stupefacenti.

E la cannabis è ad oggi la sostanza stupefacente maggiormente utilizzata, per cui…

La legalizzazione sarebbe comunque conveniente dal punto di vista della lotta alla criminalità organizzata, che è la prima ad avvantaggiarsi del proibizionismo e dei paletti posti alla commercializzazione delle droghe.

Quando si tratta di sostanze pesanti e nocive, d’accordo; ma nel caso della cannabis, gran parte degli Stati internazionali ha in corso programmi di sperimentazione medico-scientifici sulla sostanza. Si tratterebbe semplicemente del riconoscimento di qualcosa già in atto.

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In conclusione…

Benedetto Della Vedova, di +Europa, suggerisce: “L’Italia colga l’indicazione dell’Onu e tolga definitivamente le restrizioni proibizioniste e vessatorie che ancora impediscono a migliaia di malati di utilizzare e coltivare a uso terapeutico la cannabis.”

Sembra un buon consiglio.

Se la cannabis è così utile per la cura di tutta una serie di disturbi e la stessa comunità scientifica ne riconosce l’importanza, al punto da effettuare studi sistematici e rigorosi per conoscerne meglio le proprietà. Sarebbe ora di adeguarsi al cambiamento in atto.