La società di tecnologia sanitaria Cannalogue ha presentato domanda per una sperimentazione clinica, da condurre con cannabis terapeutica per curare il Coronavirus.

La notizia è molto importante, e qualora la domanda dovesse essere accettata da Health Canada (il dipartimento del Canada responsabile delle politiche di salute pubblica), Cannalogue avvierà il reclutamento di pazienti per la sperimentazione.

Lo scopo è chiarire se davvero la cannabis light, quella usata a scopo terapeutico per curare varie forme di ansia, stress e dolore cronico, possa essere usata per la cura di vari ceppi del nuovo Coronavirus (Covid-19). Secondo alcuni studi, la cannabis avrebbe un effetto potenziante nel sistema immunitario, aiutandolo quindi nella lotta contro la malattia causata dal Covid-19.

Le proprietà come antinfiammatorio della cannabis andrebbero inoltre ad agire come immunomodulante, aiutando quindi a contenere la risposta infiammatoria esagerata (la “tempesta di citochine”) scatenata nel paziente quando viene aggredito dal virus. 

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Coronavirus e cannabis light: accoppiata vincente?

Non si tratta dell’unica notizia emersa in questi giorni legata all’utilizzo di marijuana legale. In epoca di pandemia globale, sembrava che l’utilizzo di questo bene sarebbe stato messo da parte in quanto non esattamente un bene di prima necessità. Invece, negli Stati Uniti i dispensari di cannabis terapeutica sono visti come essenziali: anche in periodo di emergenza legata al coronavirus viene loro consentito di restare aperti, in Stati come l’Illinois, la California, New York. Si tratta di un riconoscimento importante (e recente), perché rende tali servizi assimilabili a farmacie e parafarmacie. E in effetti, per coloro che sono dediti all’utilizzo di cannabis light per curare disturbi come l’insonnia, l’ansia e la traumatologia minore, è fondamentale sapere di poter ricorrere, volendo, a questo tipo di rimedio anche in periodi difficili. L’accoppiata Coronavirus e cannabis, dunque, sembra vincente.

 

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Sempre negli Stati Uniti, la priorità resta ovviamente quella di rispettare le norme di sicurezza e di contenimento dell’epidemia, applicabili a tutte le imprese; la possibilità che la cannabis venga consegnata a domicilio resta un’opzione praticabile. Senza contare che, per il post epidemia, si ipotizza di supportare studi sull’efficacia della cannabis come rimedio anche per i pazienti affetti da Coronavirus.

Se ancora l’utilizzo della cannabis light a scopo terapeutico è soggetta a pregiudizi e viene vista non di buon occhio da coloro che non ne fanno uso, oltreoceano l’innescarsi della pandemia sembra aver messo nuova linfa nelle menti di coloro che si occupano della fabbricazione e distribuzione del prodotto, e probabilmente ciò porterà, nel dopo-epidemia, a un intensificarsi di studi e ricerche correlati al consumo della canapa terapeutica.

 

Coronavirus e cannabis: la realtà italiana

L’emergenza legata alla pandemia da Coronavirus in atto ha creato non pochi problemi in Italia dal punto di vista sanitario, non solo per la situazione degli ospedali quasi al collasso, ma anche per coloro che prima dell’epidemia facevano uso di cannabis light, con il presentarsi di tre ordini di problemi.

In primo luogo, si verifica un problema di approvvigionamento da parte di pazienti e consumatori. Il nostro paese non è autosufficiente nella produzione di cannabis light, e ciò comporta il rischio che possano verificarsi problemi nelle forniture. Inoltre, in Italia per il consumo di cannabis a scopo terapeutico è necessaria la presentazione di ricetta medica, ma per questo prodotto non è possibile farsi fare la ricetta elettronica; in tal modo, è necessario recarsi dal proprio medico di base per una ricetta, con tutti i rischi e le conseguenze che ciò comporta. C’è anche, per gli oli, un obbligo di analisi preventiva, analisi che non sarà possibile effettuare dal momento che anche Università e centri di ricerca sono chiusi. Il dubbio è che Coronavirus e cannabis destinata al consumo non siano elementi tra loro compatibili.

 

I problemi sono molti e sono creati soprattutto dal decreto Lorenzin, per il quale sono in molti a chiedere una revisione. Il punto è che i tempi sono difficili, complicati dall’incognita del Coronavirus, e a tutt’oggi non è possibile prevedere una data certa di uscita da questa difficile situazione. I punti “caldi” del decreto riguardano le sostanze oleose, il divieto di mettersi alla guida prima di 24 ore dall’ultima assunzione di cannabis, l’esigenza di rompere il monopolio dello Stabilimento di Firenze nella produzione di cannabis…

Naturalmente, occorre cautela. Alcuni fanno notare che la cannabis non è e non può essere considerata la panacea di tutti i mali; che le lunghe code che si sono viste nei cannabis store nei giorni precedenti, in Olanda, non sono certo una passeggiata di salute, in tempi di pandemia globale. Non ci sono infine evidenze, allo stato attuale, del fatto che la cannabis sia efficace nel curare infezioni batteriche o virali, come il Coronavirus; anche il timo, ad esempio, è un antibatterico naturale, ma non viene certo usato come cura nel caso di infezioni gravi. Le autorità raccomandano dunque prudenza e buon senso, che in tempi come questi non devono mai mancare.

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Coronavirus e cannabis: allentare lo stress da quarantena

Detto ciò, è senz’altro vero (e risaputo da tempo) che in periodi molto stressanti, come quello in corso da pandemia di Coronavirus, la cannabis può certamente aiutare nel controllo degli stati di ansia diffusi. Molti sono gli studi in cui viene verificato il rapporto stretto tra il consumo di canapa legale e la diminuzione dei livelli di ansia. In alcuni studi viene riportato un effetto benefico anche su disturbi da stress post-traumatico o addirittura sui pazienti affetti da disturbo ossessivo-compulsivo. Naturalmente, anche qui occorre raccomandare prudenza, ad esempio in caso di ansia forte o generalizzata non è consigliabile ricorrere alla cannabis, piuttosto meglio andare dal medico e farsi indirizzare da un professionista di questo tipo di disturbi. Ma in caso di ansia lieve o di preoccupazioni legate a un periodo di particolare stress, può senz’altro aiutare la cannabis, le cui proprietà rilassanti a livello fisico ed emotivo sono note. Così, dall’inizio dell’emergenza in alcuni comuni (come Savigliano e Saluzzo) si è registrata una impennata delle richieste di marijuana light, da consegnare direttamente al proprio domicilio. A effettuare la consegna sono solitamente dei rider in bici (dalle 18 alla mezzanotte) oppure la consegna viene fatta via posta, in tutta Italia, nell’arco di 48 ore. Boom di richieste anche per la cosmetica, le infiorescenze e le piante di canapa.

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